Ristorante Osteria dei Fiori - Macerata
Osteria dei fiori, un ristorante che vi farà scoprire Macerata a tavola
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Recensione Gambero rozzo 2008

Gambero rozzo
Newton and Compton editori - 2008
“Più che una questione di etichetta è una questione di forchetta”
Albo d’oro – pag. 28


Macerata, mi vien da dire con il mio amato Dante, “intender non la può chi non la pruova”. E’ una ben strana città: bellissima. Eppure ritrosa. E’ una culla d’affetti: eppur timidissima. E’ un sedimento d’intelletti: eppure cinica. Ha pudore di sé e spesso pare ingessata. Scopritela, sarà un incanto. Ma se volete trovare una porticina d’ingresso, come quella di Alice, che vi dischiuda un piccolo Paese delle meraviglie, bussate qui, all’Osteria dei Fiori dai fratelli Carducci.

Il locale è piccolo, raccolto, con un bel tromp d’oeil che racconta una scena di domestico cortile; i tavoli sono ben distanziati e il fondaco è disegnato da un’arcata ammattonata che invita alla coccola del tempo. Sì, all’Osteria dei Fiori si vive il buon tempo sospeso. Iginia che è la capa dei cuochi maceratesi e una delle componenti del Team Marche, la squadra delle berrette bianche che ha vinto il vincibile. Ha lo sguardo liquido, un viso tondo e un sorriso immenso. E’ sempre indaffarata, sbuffa come una pentola dove ogni santo dì bolle qualcosa di buono. Si danna per tenere in vita il Premio Nebbia e per perpetuare la memoria di quel grande scalco che fu messer Antonio. E infatti nel menù, sconfinato rispetto al locale, compaiono alcune sue ricette. Poi c’è Paolo (che conduce anche una sua Country House nelle campagne di Treia (altro borgo gioiello) e che coadiuva la sorella in cucina, e infine Letizia che assomiglia al suo nome servendo in tavola con l’exactitude che tanto sarebbe piaciuta a Brillat-Savarin. Non dimenticatevi di Alina: una ragazza polacca che qui a Macerata ha trovato una vita buona. Buona come lei. Il resto è delizia gastronomica.

Avranno per voi un sorriso in forma di tagliulì pelosi, di vinci sgrassi, di calcioni (sono tortelli) e poi di insalate come la Gardenia, di maialino al vino cotto, di tagliata di manzo marchigiano, di salumi locali, di pecorini freschi, di spaghetti alle erbe. Un campionario di proposte che spazia dal Nebbia alla tavola familiare con una carta di vini del territorio attenta e onestissima. Per scoprire che anche Macerata ha un’anima. Nobile e popolare, ma soprattutto cortese.


p. 401

Potrei raccostarmi a Dante e parafrasare l’incipit della Divina Commedia per dirvi perchè per me l’Osteria dei Fiori sia un luogo degli affetti. E’ capitato a me, ma sarà capitato a qualcuno anche dei lettori del nostro fortunato Gambero Rozzo, di ritrovarmi, nel mezzo del cammin di propria vita, in una selva oscura. E’ quel momento in cui si fanno i bilanci e non si sa se si è vissuto bene.

A Macerata, mentre stavo lì nella mia selva oscura, un giorno son approdato in questa bottega di cose buone, in un vicolo ammattonato, che pare culla di soavi pensieri, in una città ascosa che pare scrigno d’intelletto, nonostante una ritrosia sua propria a considerarsi. Il sorriso e la gentilezza di Letizia che orchestra la saletta incorniciata da archi a mattoni, vivacizzata da un tromp d’oeil quasi naif, arredata con rigore e nitore, e un de hors che nella bella stagione s’affaccia su quella stradina che pare condurre in un indefinito ovunque, il domestico buono dei piatti di Iginia coadiuvata da Paolo (sono i tre fratelli Carducci che ormai da quasi sei lustri conducono l’Osteria dei Fiori), il garbato accudire i clienti di Alina mi fecero sentire come il mio sommo conterraneo, sazio di una porzione di vinci sgrassi, felice per un rosato di Villaforano e un Verdicchio della Belisario ad accompagnare una semplicissima ma buonissima tagliata di scottona marchigiana, corredata da un insalata dove erbe spontanee, frutta e verdura rivaleggiano a costruire un perfetto bouquet “come quei che con lena affannata, uscito fuor dal pelago a la riva, si volge all’acqua perigliosa e guata”. Sì, cominciò dall’Osteria dei Fiori una rinascita, un vitalismo, un progettare nuovo. Capiterà anche a voi se avrete l’occasione e/o la curiosità per esplorare il tanto di buono che Iginia (campionessa italiana con la squadra dei cuochi marchigiani, infaticabile leader delle berrette bianche maceratesi, emula Antonio Nebbia, il primo codificatore della cucina borghese sul finire del Settecento in una Macerata percorsa da fermenti libertari e ancora aggiogata al potere temporale papalino), Paolo e Letizia sono in grado di proporvi in tavola e nello spirito. I menù cambiano secondo stagione, hanno un aggancio fortissimo con i territorio, si compongono delle radici marchigiane e del ricettario del Nebbia, ma hanno un occhio di riguardo per i bambini, i vegetariani, i celiaci per i quali sono previsti specifiche liste di vivande.

Spigolando tra le tante opportunità gastronomiche e, la non ampia ma sceltissima cantina che ha impostazione territoriale, si va dagli spaghetti con sugo di rucola ai vinci sgrassi, dalle tagliatelle al sugo di papera ai risotti, al farrotto, per scivolare poi con delizia tra una propostadi maialino in crosta con salsa al vino cotto e una talgiata di vitellone marchigiano. Poi ecco il pan nociato con il capocollo, le bruschette con il ciauscolo, la polenta lenta con il sugo di funghi. Infine un plauso meritano le insalate: la gardenia (perfetta combinazione di frutta ed ortaggi) è un must, ma imperdibili sono le composte di erbe spontanee (un’altra passione di Iginia) e fiori. I dolci, tutti rigorosamente casalinghi spaziano dal tirami su alle crostate farcite con le confetture che i fratelli Carducci producono in proprio. Il resto è smisurato affetto, spontaneità. Ed è soprattutto vita!


Carlo Cambi

Ristorante Osteria dei Fiori
Via Lauro Rossi, 61- 62100 Macerata
Tel. 0733-260142
p.iva 01446440438